28 novembre 2011

Zibelemärit!

Che? Zibelemärit, il tradizionale mercato delle cipolle che si tiene a Berna ogni quarto lunedì di novembre dal 1400 o giù di lì, anche se - ho appena letto - inizialmente la cipolla non era la star incontrastata.

Praticamente alle 5 di mattina le strade della città sono già invase da migliaia di turisti e non, che si mettono in fila per magnarsi la zuppa (di cipolle). E a mezzogiorno si replica con torta di formaggio (e di cipolle), salsiccia con salsa (alle cipolle) e pane con burro alle erbe e aglio (no cipolle). Insomma, tutta roba che poi non c'è da stupirsi se tutto l'ambaradan si tiene all'aperto, ché uno con un colpo di tosse ti stende. Alito tipo fogna di Calcutta, per intenderci.

Ecco, a prescindere dal fatto che le cipolle non mi piacciono poi più di tanto, l'idea di alzarmi alle 4 per andare in città all'alba non mi ha mai neanche sfiorata. Però qui è una cosa molto sentita e la città si anima per tutto il giorno.

Ma in che senso mercato delle cipolle? Nel senso che ci sono tantizzime bancarelle che vendono


collane di cipolle (di zucchero)











cipolle rosse e cipolle "bionde"



















lumache, felini & affini (...di cipolle)















trecce (...di cipolle)



















corone (...di cipolle)
torta (...di cipolle)














Poi però si trova anche altra roba, un po' di tutto. E quando dico di tutto intendo proprio di tutto, dai maglioni, alle collane, a questi



 I bambini (ma non solo) si danno alla pazza gioia a colpi di coriandoli 


e... e niente, la città è in festa e uscire a farsi un giretto anche solo durante la pausa pranzo non è per niente male (soprattutto la torta - di formaggio per me).



Ecco, direi che sono partita a razzo, mai postato così tanto manco alla Tana! Non aspettatevi che continui a questo ritmo, non c'è pericolo. Infatti mi sa che a meno di ripescare qualche altro vecchio post sepolto nelle bozze, per qualche giorno vi lascio tranquilli.

Pillola n. 1

Di ritorno da una gita tra le ridenti colline del Monferrato. Sul bus guardiamo rapiti e in silenzio (!) lo spettacolare tramonto.

In silenzio, sì, finché… “Ma lo sai che sono stata in Puglia e là quando tramonta il sole poi diventa notte? Devi vedere che roba!”

Non se l’è sentita nessuno di commentare.

26 novembre 2011

Luci e ombre nella capitale

Da un mesetto e fino a domani, ogni sera il cuore della capitale si anima di mille luci e colori. Per una ventina di minuti sulla facciata di Palazzo federale (il palazzo del Parlamento; se volete saperne di più cliccate qui) vengono ripercorse le tappe fondamentali della storia elvetica. Lo spettacolo è davvero impressionante e ben fatto. Adesso capisco perché ogni sacrosanta sera piazza federale è stracolma di gente!
Ovviamente non c'è da aspettarsi un ambiente da stadio, piuttosto il contrario, ma vabeh. Certo, in Ticino o in Italia avrebbero piazzato un paio di tendine con vin brulé, tè caldo e cervelat e la piazza non si sarebbe svuotata in un batter d'occhio non appena finito il bisness. Chissà, magari ci penseranno per l'anno prossimo.

Intanto vi metto un paio di foto e un filmatino.








Ecco, in un altro mondo durante il pezzettino filmato che vi metto qui sotto* il pubblico avrebbe almeno battuto il tempo, o non so, qualcosa del genere. Visto che faceva un freddo cane magari sarebbe anche servito a scaldarsi un po'. E invece no: tutti immobili, qualcuno chiacchierava. E basta.



A me questa apatia fa specie e dopo 6 anni non mi ci sono ancora abituata. Per dire: dopo lo spettacolo siamo andati a mangiare qualcosa e durante la cena la cameriera ci ha chiesto di abbassare la voce perché due signore si sono lamentate. No, ecco, queste cose non le capisco. Eravamo in un normalissimo ristorante e non stavamo dando in escandescenza, proprio no. Eppure... ti fanno proprio cascare le palle per terra!




*Ho provato in mille modi a caricare il mio video, ma non ne vuole sapere (l'ho sempre detto: Blogger mi odia, ma io ho la testa più dura e un giorno l'avrò vinta). Quindi ho optato per un clip - per altro molto meglio del mio - trovato su YT.

23 novembre 2011

Intermezzo 1

Driin driin driiiiiiin!!!

«Sì pronto?»
«Spiessli, sono M. Senti dovrei uscire urgentemente, mi è successa una cosa. Penso di averne per una ventina di minuti!»
«Sì certo vai pure. Tutto a posto?»
«Ehm, vado scusa!»

Mezz’oretta dopo Spiessli – un tantino ansiosa di suo, va detto – scende a farsi un giretto di ricognizione opportunamente armata di un plico di dossier e con una nonchalance olimpionica.

In corridoio incrocia la collega M.: «Ciao Spiessli, venivi da me?»
«Io? (sorpresa) No no, andavo dalle praticanti… Ma senti, poi tutto ok? Il pupetto lì dentro…?»
«Ah sì sì non ti preoccupare! Sono uscita perché… ehm… mi si era rotta la mutanda!»
«…»

22 novembre 2011

Come una spagnoletta premice

A una conferenza: relatore competente ma un po' moscio. L'argomento di per sè non promette invero grandi uscite e infatti il tizio non dice niente di particolarmente illuminante.

Rispondendo a una domanda il mosciarello parte per la tangente, io mi perdo nei miei pensieri e... SBAM! Avete presente quando le spagnolette diventano mollicce (quelle di Superpippo, che quando le apri in 2 c'è la faccina di San Nicolao)? Ecco, ho in bocca esattamente quel gusto a metà tra il calzino sporco e l'olio di frittura usato e sento l'odore del portafrutta dove mia nonna teneva spagnolette, mandarini e monete di cioccolato. Ecco, nessun'altra immagine potrebbe  inquadrare meglio il tizio e quel momento.

Pazzesco, questa cosa (allucinazione?) mi ha investita come un treno! Sono soddisfazioni eh! Una volta tanto emisfero destro e sinistro si sono trovati d'accordo e hanno mostrato una capacità di sintesi che credevo irrimediabilmente andata a ramengo. Sarà stato un moto d'orgoglio per via del tizio che ha affermato che perdiamo sempre più la capacità di pensare per immagini, ma tant'è. Qualcosa c'è ancora.




Premice è la parola che ho deciso di adottare partecipando a questa iniziativa della Società Dante Alighieri.

...secondo me se capitano da queste parti impallidiscono!

20 novembre 2011

Una e trina

Spiessli? ZetaElle? Zeta?

Sono sempre io. In ogirine fu ZetaElle, poi è arrivata la variante più breve e per ultimo si è aggiunto il nick del blog, nato per gioco quando sono approdata alla Tana. Come Spiessli non vanto una gran carriera, ma mi ci sono affezionata e volevo mantenere una continuità con gli esordi nella blogosfera.

Lo spiego casomai qualcuno si fosse chiesto da dove criscpass arriva il nome del blog e il perché dell'indirizzo e-mail lì a sinistra.

Il varo


Benvenuti allo Zeta's Café!


Mentalmente credo di aver abbozzato questo primo post almeno una ventina di volte. Più 3 o 4 versioni scribacchine prima di questa qui. In realtà non si tratta del primo e nemmeno del secondo post. Ad aprirmi le porte della blogosfera è stata Rabb-it, che mi ha ospitata per un annetto e resta la mia mentore.
Grazie Rabb di avermi dato spazio e spronata. I tanti incoraggiamenti lì per lì andati a vuoto forse stanno dando i loro frutti adesso. Ma non è mica detto.

Ho sempre affermato decisa (e convinta!) che non avrei mai aperto un blog mio. In parte perché... tenacia tanta, ma costanza pôca pôca. E soprattutto perché operare in solitaria non mi piace, funziono meglio nei giochi di squadra. Poi però quando si è chiusa la parentesi di co-blogging alla Tana mi è dispiaciuto e spesso mi sono ritrovata a pensare a potenziali post.  Il blog ignudo era in stand-by da qualche settimana, credevo che mi sarei stufata ancora prima di iniziare. E invece mi sono fatta coraggio e ho deciso di buttarmi.

Ecco, per defninizione il primo post non se lo legge nessuno, quindi mi sono dilungata anche troppo.

Benvenuti, dunque. E adesso Spiessli sota a cü biott!